recensione:
Hakers La storia, le storie.
No Copyright.
di Maya


Un interessante viaggio nella storia della telematica nazionale ed internazionale raccontata in prima persona dall’autrice attraverso le sue storie vissute.

 

Un libro che anima gli animi di chi c’era ed un interessante bagaglio di conoscenza per chi non ne sa nulla.


Oltre alla storia degli Hackers italiani e stranieri, l’autrice dedica 30 pagine all’importanza delle donne nel mondo dell’elettronica dal 1800 facendoci scoprire che la storia dell’informatica nasce prima della costruzione dei primi computers, rivendicando una “impronta”
fondamentale femminile mai raccontata.


Buona lettura e buon divertimento.

edito dalla Malatempora  www.malatempora.com 128 pagine 8 euro

 

 

 il capitolo più bello

 

Hackers in rosa pink

Ogni volta che si parla di Hackers si parla di ragazzi in genere molto giovani e comunque maschi. Non si parla mai di Hackers donne, comincio a pensare che ripercorriamo la solita sindrome: “le macchine non sono cose da donne”.

E’ un ricorrere tra gli articoli, cartacei o digitali che siano, frasi del tipo:

 

“o le donne non amano vantarsi al pari dei maschi del proprio scalaggio sociale, forse non entrano in competizione e non hanno bisogno di dimostrare il fatidico: ce l’ho piu’ lungo io”

 

“Tanta aggressivita’, in fondo, non si addice alla psicologia femminile, cosi’, con donne hacker, si intende un aspetto delicato dell'hacking”

 

“L'hacking e’ un fenomeno prettamente maschile.”


”La ragione della mancanza di donne tra gli Hackers risiede nel fatto che le donne usano la tecnologia, non ne abusano. A loro non interessa conoscere a fondo tutti i dettagli, basta sapere a cosa serve e come usarla al meglio.”

 

Ma la curiosita’ non era “donna”???

Donna Haraway nel suo libro “Manifesto Cyborg” (Donna Haraway, Manifesto cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Feltrinelli, Milano, 1995) ci propone una visione particolare di donne e tecnologia, secondo lei le donne a causa di millenni di condizionamenti sociali, o hanno un forte rifiuto per i computers o ne sono completamente dipendenti. (come me).

 

Eppure, il linguaggio di programmazione C fu sviluppato al Bell Laboratories nel 1972 da Dennis Ritchie.

Il sistema operativo Unix fu creato da Ken Thompson e Dennis Ritchie nel 1969.

Rena Tangens media artist e’ diventata famosa dopo aver realizzato un programma di criptatura ed un manuale di PGP (Pretty Good Privacy – una tecnica di criptatura dei dati), oltre che manager di una galleria d'arte, e’ diventata Hacker “perche’ convinta che il mondo e’ pieno di affascinanti problemi che aspettano solamente qualcuno che li risolva”.

Per scovarle e scoprire qualcosa di loro c’e’ bisogno di una caccia assidua di informazioni nella Rete, un lavoro enorme per scoprire che ne varrebbe la pena di scriverci un libro a parte.

Abbiamo chiesto a Nerina che se non e’ un Hacker e’ sicuro una donna che ne segue la sua etica quotidianamente con una grossa libido cybernetica di poter usare parte della sua ricerca in proposito. Questa ricerca le deve essere costato veramente molto lavoro ed e’ affascinante:

 

 

Le prime computers erano donne

Nerina Milletti, 2003. "Gli albori dell'informatica si colorano di rosa".

In: Hackers & C., anno 1, numero 5

 

Lo sapevate che la prima programmatrice era una donna? che l'applicazione della teoria delle funzioni ricorsive ai computer fatta nella meta’ degli anni cinquanta e’ opera di Rósa Peter? Che gli odierni cellulari sono stati tenuti a battesimo dall'attrice Hedy Lamar? Che il Cobol l'ha scritto un'ammiraglia, la stessa che trovo’ il primo "vero" bug in un computer? E che il primo software ad essere brevettato era stato scritto da una donna? Probabilmente no, quella delle donne informatiche e’ una storia che  non solo non e’ conosciuta ma che in gran parte deve essere ancora scritta. 

 

Durante il Medioevo erano  i monasteri e i conventi i luoghi dove le giovani, ricche e povere, ricevevano la loro educazione; quando in Inghilterra furono distrutti  da Enrico VIII durante la Riforma, scomparve ogni sistema istituzionale di educazione femminile per molto tempo. Il Seicento invece fu caratterizzato, oltre che dalle mirabili scoperte scientifiche, anche dalla dichiarata aspirazione delle donne (ovviamente aristocratiche), ad addentrarsi nello studio delle scienze. A loro pero’ era negata un'istruzione adeguata e ancora fino alla seconda meta’ del Novecento, quelle poche che avevano potuto avere accesso alla scienza furono considerate figure eccentriche, spesso oggetto di derisione e di sottovalutazione. Le donne di scienza percio’ facevano quello che potevano: lontano dall'accademia si confrontavano nei salotti, come Clelia del Grillo Borromeo (ca. 1680-1777), la genovese che fondo’ l'Accademia dei vigilanti per lo studio della geometria, studiavano privatamente e corrispondevano in tutte le lingue con i maestri riconosciuti delle varie discipline.

 

La matematica Maria Gaetana Agnesi (1718-1799) fu la prima donna ad insegnare all'Universita’, nel 1750 a Bologna. A Elena Cornaro Piscopia nel 1678 era stata concessa per la prima volta al mondo la laurea (in filosofia), ma ci vollero altri cinquantaquattro anni per avere una seconda laureata, Laura Bassi, che poi nel 1776 ebbe una cattedra di fisica sperimentale a Bologna. La Agnesi era una bimba prodigio che veniva esibita nei salotti milanesi e che poi rinuncio’ alla cattedra per assistere il padre malato ed i poveri. Il suo trattato  di Istituzioni Analitiche fu tradotto in molte lingue ed il suo nome e’ ancora legato ad una curva geometrica. Curiosamente, almeno per la matematica, l'Universita’ apri’ le sue porte piu’ facilmente alle donne docenti che alle studentesse, perche’ in Italia la prima a laurearsi in questa materia e’ Cornelia Fabri, che la ottiene a Pisa solo nel 1891.

 

Definita come la "maga dei numeri", la giovane Augusta Ada Byron Lovelace (1815-1852) sapeva gia’ molto presto di voler diventare una matematica piu’ grande di Mary Sommerville (1780-1872), la celebre femminista, bella e famosa scienziata del suo secolo. 

 

La misoginia comunque imperava e nell'Ottocento venne sintetizzata dall'affermazione del matematico tedesco Hermann Weyl, che nei confronti di due colleghe si espresse cosi’: "ci solo due donne matematiche nella storia: Sofja Kovalevskaja (1850-1891) ed Emmy Noether (1882-1935): la prima non era una matematica, la seconda non era una donna".

 

Ma se alcune donne eccezionali riuscirono pure tra mille difficolta’ ad emergere, una maggiore partecipazione femminile fu  possibile solo quando gli uomini erano impegnati altrove (come soldati di eserciti in guerra) e si rendevano percio’ disponibili delle posizioni lavorative. Questo meccanismo pero’ funzionava solo finche’ un determinato campo del sapere non era considerato sufficientemente importante, prestigioso o lucrativo: cio’ e’ stato  particolarmente evidente nello sviluppo dell'informatica, dove le donne hanno dominato fino agli anni sessanta, ossia prima che se ne intuissero le potenzialita’ commerciali. 

 

Durante la Prima guerra mondiale Edith Clarke (1883-1959) studia al Vassar e nel 1918 e’ la prima donna ad avere un Master di Scienze dal MIT; giovanissima accetto’ casualmente un lavoro come "Computor Assistant" (esperto matematico) e nel 1921 brevetto’ un "calcolatore grafico" per risolvere problemi di trasmissione sulle linee elettriche (lavorava alla General Electric). 

 

Passiamo alla Seconda guerra mondiale: la famosa attrice hollywoodiana Hedy Lamarr, convinta antinazista, e suo marito, il musicista George Antheils, brevettano nel 1942 un sistema di comunicazione per i siluri, chiamato Spread-spectrum, che anticipava le caratteristiche della moderna telefonia digitale. Il volto di Hedy Lamarr, all'anagrafe Hedwig Eva Maria Kiesler, e’ quello utilizzato fino a poco tempo fa dalla Corel per pubblicizzare i suoi programmi di grafica.

 

Nel frattempo, pochi anni prima della fine della guerra, in Gran Bretagna il Foreign Office era impegnato a "craccare" il codice crittografico usato dai tedeschi. Per questo scopo furono costruiti una serie di calcolatori chiamati "Colossus", evoluzione delle piu’ semplici "Bombe" [essi’! hanno chiamato i computers anche cosi’!!! n.d.r.]; c'erano Max Newman e Alan M. Turing, ma le macchine erano rese operative dalle donne della marina, le WRNS (Womens Royal Naval Service). Dall'altra parte dell'Atlantico anche un gruppo di WAVES (Women Accepted for Volunteer Emergency Service) usava macchine simili alle "Bombe" per decrittare il codice nazista; solo recentemente, con l'amministrazione Clinton, e’ stato tolto il top secret sul progetto ed e’ stato possibile conoscere il loro incarico. 

 

Durante la guerra molte erano le donne al lavoro, e un centinaio di donne matematiche fu impiegato presso l'Universita’ della Pennsilvania come "computers" (ufficialmente: "analiste di traiettorie") per il calcolo delle tabelle di fuoco per i vari ordigni, ossia per determinare esattamente la posizione di una pallottola in aria ogni 20 secondi della sua traiettoria. "Computers", si’, anche loro, come le mitiche 'perforatrici' degli anni '70 che con apposite macchine perforavano le schede date poi in pasto agli elaboratori, erano donne che venivano chiamate con lo stesso nome dato ad oggetti... Una tabella balistica per una determinata arma poteva comprendere 1800 traiettorie semplici, per ognuna delle quali ci voleva il lavoro a tempo pieno di una persona per una intera settimana visto che gli unici strumenti a disposizione erano carta, matita e calcolatrice meccanica. Il Differential Analyzer disponibile all'epoca (WEIK 2) era insufficiente per tutti i calcoli richiesti che dovevano prendere in considerazione altezza di tiro, direzione e bersaglio; solo una nuova macchina digitale e non piu’ analogica avrebbe potuto avere la necessaria velocita’ di calcolo. 

 

La necessita’ di eseguire piu’ rapidamente i calcoli per l'esercito porto’ in breve allo sviluppo dell' ENIAC (Electronic Numerical Integrator and Computer), il primo vero computer digitale: pesava 30 tonnellate, conteneva 18.000 valvole termoioniche, 70.000 resistenze e 6.000 di interruttori! 

 

Sei delle piu’ brave "computers" (Jean Jennings, Betty Snyder, Kathleen McNulty, Marlyn Wescoff, Frances Bilas e Ruth Lichterman) furono chiamate a lavorare per l'ENIAC. Era il 1942 e questo primo computer elettronico rimase in funzione dal '46 fino al '55. Nonostante la loro evidente bravura, le ex "computers" essendo donne vennero qualificate solo come SP ("subprofessional") e percio’, visti gli scopi militari del progetto, non ebbero il pass necessario per accedere alla stanza della "bestia", cosi’ infatti veniva appropriatamente chiamato l'ENIAC. Furono percio’ all'inizio costrette a lavorare e ad imparare a programmare solo usando gli schemi e i diagrammi di costruzione (non c'erano ovviamente manuali): dovevano immaginare sia come funzionasse la macchina sia immaginare come usarla. Una volta concessa loro l'entrata nella stanza (e sembra che un sacco di tempo fosse perso nel ripulirla dopo il passaggio dei colleghi maschi), a fine 1945, finalmente poterono davvero cominciare a "programmare" (cosi’ avevano cominciato a chiamare il loro lavoro). 

 

Programmare era pero’ una cosa completamente diversa da quanto facciamo oggi: si dovevano cambiare proprio le connessioni fisiche alzando o abbassando i relativi relais, portare pesantissimi cavi neri da un posto ad un altro (la macchina occupava 180 mq, e ogni problema richiedeva una configurazione di cavi diversa),  inserire i dati tramite schede perforate. Non c'erano manuali, ma nemmeno sistema operativo o linguaggio: si imparava provando e riprovando e conoscendo perfettamente l'hardware di quella macchina gigantesca. Quelle donne erano delle vere Hackers. 

 

Inizialmente l'ENIAC non aveva la possibilita’ di immagazzinare programmi (ogni operazione, come abbiamo detto, andava attentamente organizzata ed eseguita manualmente) e quando nel 1947 fu in grado di memorizzare i dati e divenne il primo "stored program computer", le sei donne passarono alla storia per essere state le uniche al mondo ad avere programmato al livello della macchina. Di  essa furono, si puo’ dire, il processore centrale che l'ENIAC non aveva, ma alla sua presentazione al pubblico, un evento davvero eccezionale che cambio’ il mondo, nessuno fece parola delle sei donne, che non furono nemmeno invitate alla cena di gala. Una "dimenticanza" che si ripete’ quando per il 50o anniversario dell'ENIAC, l'esercito non le invito’ alla cerimonia e solo un intervento esterno le salvo’ dall'oblio ufficiale.

 

Jean Bartik e Betty Holberton, in particolare, avevano studiato il programma principale dell'ENIAC, quello che comandava le performance e le sequenze principali, e avevano programmato e le traiettorie balistiche proprio per la presentazione della nuova macchina. Betty entro’ poi nella compagnia fondata da Eckert e Mauchly (i costruttori dell'ENIAC), scrisse il codice C-10 per l'UNIVAC I, disegno’ la console e la tastiera con relativo tastierieno numerico e, oltre a implementare il COBOL, scrisse anche gli standard per il FORTRAN.  

 

Il FORTRAN era il primo effettivo linguaggio di programmazione, e Lois Haibt  era nel gruppo dei sei che svilupparono il primo compilatore commerciale. Haibt ne sapeva piu’ di chiunque altro di compilazione, fu lei a costruire il nucleo di questo strumento. Il compilatore segui’ di soli sei mesi il rilascio del manuale del FORTRAN (di sole 60 paginette striminzite) nel 1956. Adele Mildred (Milly) Koss e’ un'altra delle pioniere: lavoro’ con Hopper all'UNIVAC I, il successore commerciale dell'ENIAC, e nel 1952 sviluppo’ per esso l'Editing Generator; era nel gruppo che lavorava con i primi compilatori  A0 e A2. Assunta dalla Philco sviluppo’ un ordinatore per il TRANSAC, uno dei primi computer a transistor. 

 

Altre donne il cui nome e’ rimasto legato ai computers sono: l'ungherese Rósa Pe’ter (1905-1977), che per un periodo scrisse anche poesie; Alexandra Illmer Forsythe (1918-1980) autrice di libri divulgativi sui computer; Evelyn Boyd Granville, impegnata nella programmazione per i progetti spaziali Mercury e Apollo; Margaret R. Fox, che comincio’ la carriera come ingegnere dei sistemi radar; Alice Burk; Mary Mauchly e Adele Goldstine, mogli di ingegneri dell'ENIAC: anche loro presero parte al progetto e la seconda scrisse il manuale della macchina; Joan Margaret Winters, che lavoro’ all'IBM sull'importanza del fattore umano nel disegno di hardware e software e si occupo’ degli standard ASCII/EPCDIC; Jean Sammet, che lavoro’ sul linguaggio algebrico FORMAC.

 

 

Il personaggio piu’ noto e’ pero’ Grace Murray Hopper (1906-1992), che tra l'altro scopri’ il primo "bug" della storia dei computer: quando nel 1946 il MARK II su cui stava lavorando si fermo’ improvvisamente, scopri’ una farfallina morta tra i ganci di un rele’ e defini’ questa operazione il "debugging" del computer". (Da qui il termine Bug del computer”). Per spiegare il calcolo delle probabilita’ chiedeva ai suoi studenti di giocare a carte; nel suo ufficio aveva la bandiera dei pirati con teschio e tibie e un orologio che andava indietro, "Amazing Grace" doveva davvero essere una brava insegnante: laureata anche lei al Vassar dove comincio’ ad insegnare matematica nel 1931 lasciando il posto nel 1943 per arruolarsi tra le WAVES della Marina. Fu destinata al Bureau of Ordnance Computation Project ad Harvard, dove si lavorava con calcolatrici elettromeccaniche della serie MARK che accettavano istruzioni solo sotto forma di codice binario su schede perforate. A guerra finita entra nella "Eckert-Mauchly", la societa’ fondata dai costruttori dell'ENIAC divenuta poi Remington-Rand, Sperry-Rand e Univac, per lavorare sull'UNIVAC I (Universal Automatic Computer, una macchina con le valvole e memoria interna, 20 volte piu’ veloce del MARK III). Nel 1953 invento’ il compilatore, cioe’ quel programma intermedio che traduce le istruzioni nel linguaggio comprensibile alla macchina. Lo fece perche’ era pigra, disse, e perche’ sperava che i programmatori potessero tornare ad essere matematici;  il programma lo fini’ di scrivere nel 1952 e lo chiamo’ compilatore A-0. Sucessivamente scrisse il codice FLOW-MATIC, prototipo di linguaggio commerciale che includeva per la prima volta "count" e "display" ed era in pratica il predecessore del COBOL (COmmon Business Oriented Language). Allo sviluppo del COBOL Grace contribui’ in modo determinante percio’ fu chiamata anche "la nonna del COBOL". Instancabile ed iperattiva (era sempre impegnata in piu’ lavori contemporaneamente), fu nominata ammiraglio nel 1985 e continuo’ a lavorare anche da pensionata, approdando alla Digital; mori’ a ottantacinque anni e fu sepolta nel cimitero militare di Arlington con gli onori militari.

 

Erna Schneider Hoover passo’ dallo studio della storia medioevale ai computer e nel 1954 era nei laboratori Bell. Li’ invento’ il sistema computerizzato per per lo smistamento delle telefonate che viene usato tuttora e che sostitui’ quello meccanico che per le commutazioni utilizzava gli spinotti. Il suo - nel 1971 - fu il primo brevetto al mondo dato ad un software.  Tra la seconda guerra mondiale e la fine del secolo ci fu poca attivita’ delle donne nel campo dei computer: l'inattivita’ forzata era causata dalle pressioni sociali che durante la ricostruzione tendevano a mantenere, o a far tornare, le donne nel ruolo unico e obbligato di casalinghe. Negli anni '50 i concetti di donne e di computer erano percio’ inconciliabili.

 

Fino a qualche anno fa, prima che andassero in pensione, si potevano trovare anche nei nostri CED straordinari ed oscuri personaggi che avevano cominciato a programmare negli anni '70: perfettamente padrone di C, Pascal e in pratica di qualunque linguaggio dovessero usare, ma un po' in difficolta’ nel manovrare "finestre" di cui non sentivano la necessita’. Arrivando agli anni '80-'90 il panorama finalmente si apre; tra le tante (un elenco parziale lo trovate  http://www.distinguishedwomen.com/subject/computer.html) vorrei ricordare: Anita Borg, fondatrice di "Systers" e "St." Jude Milhon, amata da tutta la comunita’ per il suo impegno nell'hacktivismo, entrambe scomparse quest'anno. [2003 n.d.r.]

 

 

Nel 1999 negli USA  il 29% dei programmatori erano donne e cosi’  il 27% degli analisti di sistema; per restare in Italia, la Java Italian Association ad esempio e’ presieduta da una donna, Daniela Ruggeri. Molte informatiche sono specialiste di sicurezza, come Carolyn Meinel (autrice tra l'altro del best seller "The Happy Hacker") e Mary Ann Davidson (capo dipartimento sicurezza della Oracle). Certo c'e’ anche chi sta dalla parte "oscura" dell'informatica; pochissimo si sa delle Hackers col "black hat": la belga Gigabyte, che avrebbe scritto il virus Sharpei e sfidato gli specialisti con un virus contenuto in un videogame, la ventenne di Manila che avrebbe creato "I love you"; Maxi Coke, del gruppo tailandese che rubo’ i numeri delle carte di credito di RealNames; Mini Jet, altra tailandese; la vendicativa che si faceva chiamare Susan Thunder, ora passata al gioco del poker professionale; Clara G. Sopht, specializzata in attacchi di tipo Denial of Service; Susan Hedley, che entrava nei sistemi militari grazie al "social engeneering"; Leslie Lynne Doucette, che rubava i codici di accesso delle compagnie telefoniche; Natasha Grigori (adesso responsabile di antichildporn.org);  l'australiana Blueberry (ora a capo di comdamned.com); la greca Venix definita la Condor greca; poi la tedesca Delilah; Blaise, A_kitten, Courtnee, Collen Card, Kyrie e tutti gli altri nomi che si possono trovare con una attenta ricerca in rete.

 

Vediamo in particolare alcune di loro: